Falling Giants – Enter the Abyss

Vi è mai capitato di andare a uno di quei concertini di piccole band totalmente sconosciute che risiedono solo a qualche chilometro da voi e di cui non avevate mai sentito parlare? E vi è mai capitato a uno di questi piccoli concerti di pensare: “ok, da qui a marzo ho in programma di vedere i Sunn O))), gli Obscura e i Taake, ma quasi quasi dopo aver visto questi non val la pena andare a quegli altri concerti…”? Beh, è quanto è successo, dalle mie parti c’era questo live di ben quattro band, anche se ne ho vista una sola, appunto questi Falling Giants da Ancona. Ovvio che quando in locandina vedo un nome e sotto tra parentesi “stoner/doom/sludge” io mi fiondo, anche se non so mai cosa aspettarmi e con loro l’effetto sorpresa è stato totale perché la definizione usata era molto basilare, in realtà c’è tanto, ma tanto di più. L’esibizione è stata meravigliosa, ci sono stati momenti in cui ho avuto la stessa sensazione che ho avuto quando ho visto gli Ahab dal vivo, quei momenti in cui ciò che senti è così profondo, così cupo e straniante che si ha l’impressione che manchi il pavimento sotto i piedi. Mezz’ora di mestizia e grandiosità musicale che non mi ha fatto rimpiangere nemmeno quel live devastante dei Downfall of Gaia che ancora brilla nella mia memoria. Ma andiamo al sodo.

La band anconetana è giovanissima e ha all’attivo solamente un ep, Enter the Abyss, ma che illustra benissimo quali sono le loro intenzioni.a0165795975_16Quando ci si addentra in questo piccolo antro tenebroso si provano un’infinità di sensazioni ambivalenti e non c’è nulla che si possa fare per non apprezzarne ogni sfumatura. Enter the Abyss è un lavoro chiaro e tridimensionale, che affonda le proprie radici nello stoner e nel doom, ma la realtà dei fatti è che ognuna delle tre tracce presenti qui presenta una enorme quantità di sfaccettature, tutte perfettamente legate tra loro, spesso quando una band suona questo tipo di musica fondendo diversi generi tra loro connessi tendono a definire molto bene le parti di un tipo e quelle di un altro, producendo pezzi che non sono mai fluidi, i Falling Giants invece fanno tutt’altro, ogni transizione è lenta e progressiva e questo fa si che si crei un vero e proprio flusso continuo e ininterrotto in cui doom, stoner, sludge, post-rock e hardcore convivono e collaborano armoniosamente e sinergicamente, non in modo codipendente come accade spesso, e tutta questa armonia la si può notare moltissimo nel dittico The Hunch, canzone in due parti in cui se si ha un minimo di conoscenza della musica si possono notare moltissimo le pesanti influenze di Cathedral, Candlemass, Electric Wizard, Black Sabbath e Yob, l’ultima forse è un dettaglio che ho colto solo per similitudine di suono, uno dei due chitarristi urla spesso come John Tardy degli Obituary (il ché è fantastico). The Ocracocke Song è la tgerza perla che compone il disco ed è forse il pezzo più melodico, con delle atmosfere da fine dei tempi, sonorità profondamente evocative che culminano con un coro perfetto portato da tutte voci e dagli strumenti (come ho detto: sinergia allo stato puro).

Come dico spesso, io posso scrivere talmente tante cose sulla musica che non ho idea di come scriverle, posso solo dare a parole solo una vaga idea (sopratutto in questo caso) di quanto a volte la musica sia dannatamente bella e commovente, piena di emozioni e sensazioni e impressioni. Non vi resta che l’ascolto, ritagliatevi del tempo per gustare ogni dettaglio.

Alla prossima

 

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