The Number Twelve Looks Like You – Wild Gods

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I T.N.T.L.L.Y. sono una band da cui non ci si può aspettare nulla, nel vero senso della frase, non è possibile farsi aspettative quando se ne escono con qualcosa di nuovo, ci si può solo aspettare che tirino fuori dal cilindro un nuovo capolavoro degno di quanto fatto fino a ora. E questa volta hanno veramente lavorato sodo puntando su questa loro caratteristica. La sorpresa è netta. Certo tutti sappiamo a che genere musicale questi ragazzi americani sono dediti, tutti sappiamo quanto schizzato e bipolare può essere il loro Mathcore, nulla a che vedere con illustri colleghi del calibro di Dillinger Esc. Plan o Coalesce, Botch o Converge o ancora Today Is The Day e Locust, questi sono tutti bravi ragazzi che suonano questo, ma si spingono sempre verso territori molto più famigliari al Grindcore. Loro no, loro fanno tutto il possibile per restare nel Mathcore puro, ma inserendo quà e là quel qualcosa che non gli appartiene, però fa sempre la sua bella figura. Diciamolo però, ci hanno abituato fin da quel lontano Put On Your Rosy Red Glasses a sonorità contorte, a momenti di carezze dolcissime per poi passare a bastonate roboanti con mazze chiodate, però questo Wild Gods è veramente la rappresentazione sonora della mente di un pazzo allucinato che di mattina ti offre il caffé e la brioche e alla sera lo devi legare. Perchè questa volta, oltre ai loro soliti inserti di free jazz così deliziosi e sublimi, ci sono anche brevi momenti doom e black, per non parlare di attimi altissimi di melodia che fanno dimenticare di stare ascoltando una band Mathcore.

Wild Gods si apre con Gallery Of Thrills, un pezzo meraviglioso che ci invoglia tantissimo con il suo free jazz d’apertura per poi trasformarsi in qualcosa di allo stesso tempo direttissimo e contorto. Tutto il disco è così, un susseguirsi di melodie sognanti e subdole aggressioni, e l’ascoltatore non può che venire colto continuamente alla sprovvista da una simile repentinità. Potremmo dire che quei momenti di melodia, ad un primo ascolto possono sembrare accomodanti, amichevoli, amorevoli, dei concierge estremamente posati e dotati di un galateo mai visto prima (un po’ come Lance Reddick in John Wick… presente?), ma la verità è che sono capziosi, insomma ti invitano a entrare, ti dicono “Prego, si accomodi, si sta bene quì…”, e subito dopo sei vittima di un linciaggio bello e buono. Ci sono in questo album dei dettagli davvero interessanti, come la terza traccia, Ruin The Smile, il cui intro ci ricorda moltissimo da vicino i vari Fleshgod Apocalypse, Septic Flesh, Dimmu Borgir, Ex Deo, band che hanno fatto della componente sinfonica la loro caratteristica, ma è solo un momento e ci stà benissimo, è proprio incastrato bene. C’è poi Tombo’s Wound, un autentico pezzo di bossa nova di classe, di gran classe, ma in chiave metal, il ché è notevole. Of Fear che è una sorta di elevazione dal piano terreno con la sua atmosfera eterea e paradisiaca. Interspecies invece è un intervallo dal tono notturno (che per qualche motivo mi ha ricordato la parte del videogioco Paper Mario in cui si andava a dialogare con gli spiriti delle stelle… vabbeh… non importa, lasciamo stare) che serve a introdurci alla parte più intenza di tutto il disco, la finale Rise Up Mountain, un concentrato di follia disperata e tristezza omicida, nell’ascolto di questo pezzo non si può fare a meno di immaginare uno di quei tristi clown da circo che in un momento si trasforma in Pennywise e divora tutto e dopo un breve solo di chitarra accompagnato da grida si trasforma ulteriormente in una deflagrazione di epica gloria, ma dura poco perchè prima della fine ci massacra nuovamente e poi tutto finisce nel vuoto. E così si conclude un nuovo capitolo della musica di qualità.

Questo è un disco intelligentissimo, che non può piacere a tutti, bisogna saperlo prendere dal verso giusto per poterne apprezzare non dico ogni singolo particolare, ma perlomeno nel complesso (questo è il motivo per cui ho descritto tutto con delle immagini). Penso che questo disco sia ottimo per iniziare ad ascoltare questa band, per poi andare a ritroso nella loro discografia.

Detto questo vi lascio e alla prossima.

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