TOOL – “Fear Inoculum” (tredici anni e sentirli tutti)

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Sono un fan accanito della band di Hollywood fin da quando vidi per la prima volta all’età di dieci anni il videoclip di “Stinkfist”. Ho praticamente divorato ogni loro album, imparato a memoria tutti i testi di tutti i pezzi. Posso riprodurre ogni loro singolo brano nella mia mente alla perfezione senza aver bisogno di ascoltarli. Ho imparato una grande quantità di loro pezzi con la chitarra. Visto tutto il materiale live presente su internet, andato a cercare il nome di Adam Jones nei titoli di coda dei film a cui ha dato il suo contributo per gli effetti speciali e scoperto la fonte d’ispirazione per i loro videoclip e ho atteso con grande speranza questo “Fear Inoculum”. I TOOL sappiamo tutti chi sono, non hanno nessun bisogno di presentazioni, per chi non lo sapesse, beh andasse ad ascoltarseli. Ho troppa voglia di esprimere ciò che sento e che provo riguardo l’ultimo lavoro di quella che è praticamente la mia band preferita in assoluto.

“Fear Inoculum” secondo la mia visione è arrivato esattamente come “Hardwired to self destruct” dei Metallica. Un titolo profetico quindi, nel secondo caso beh, si capisce, basta ascoltarlo per capire che Ulrich, Hammeth e soci si stanno effettivamente autodistruggendo, buttando fuori dischi che sono anche belli volendo, ma risentono del nome che c’è stampato sopra, insomma, finchè al mondo esistono Kill ‘em all, Ride the lighting, master of puppets, …and justice for all, qualunque loro lavoro risulterà scadente, per come la vedo io era meglio cambiare nome dopo il quarto lavoro o smettere proprio, qui arriviamo a Fera Inoculum, ed effettivamente la paura che nulla di nuovo sarebbe mai arrivato oppure che quello che avrebbero atteso per più di una decade non sarebbe stato all’altezza del già fatto l’hanno inoculata nelle vene di chi ha riposto speranze. Ma andiamo con ordine, 10.000 days uscì nel lontano 2006 e all’epoca venne ampiamente discusso, chi lo riteneva l’ennesimo loro capolavoro, chi riteneva avesssero “pisciato fuori dal vaso” (io faccio parte dei primi), in ogni caso venne accolto in ogni casa di chi ascoltasse i TOOL. Qui sorgono i primi due problemi: il pubblico che ha iniziato ad evolversi e rendersi conto del suo enorme potere e i TOOL stessi che se ne vengono fuori con lo “scherzo” del disco in arrivo che poi non è mai arrivato, inutile dire che i fan non l’hanno mai mandata giù questa. Passano gli anni e la probabilità di un effettivo nuovo disco si concretizza (ma ne passano ancora molti da che la possibilità muti in tangibilità). Ed ecco che spunta un altro problema: pubblico, internet e mercato s’incontrano e anche se a tutti noi piace il threesome, questi tre non sono affatto buoni compagni di letto, al contrario, ne viene fuori una belva assetata di tutto ciò che può ottenere, arrogante, avida, golosa, ingrata, impaziente e bramosa che non si rende nemmeno conto che i TOOL quando non pubblicano nulla significa che hanno altro da fare e, non sto citando solo i Pushifer e gli A Perfect Circle di Maynard, mi riferisco anche ai Seagulls, gli Zaum, Volto! e decine e decine di collaborazioni, (un po’ come quando la tua ragazza o il tuo ragazzo non ti risponde, non per forza significa che ti sta ignorando, magari sta dormendo, lavorando, mangiando, cacando o quello che vuoi, comunque il senso è lo stesso). Ma torniamo a noi, dicevo che il pubblico si è reso conto del suo potere e ha trovato un’arma di distruzione come internet, con il quale ha praticamente influenzato il mercato sia musicale che cinematografico che letterario in un modo talmente orrendo che ora è lui, il fottuto pubblico a decidere se un disco esce, se un film va rigirato, se un personaggio va riscritto e via dicendo. I TOOL, sinceramente, in tutto questo li vedo come vittime, ma allo stesso tempo come carnefici di loro stessi, dato che se fai venir fame a quella bestia che ho poc’anzi descritto, quella non se ne sta certo alla cuccia ad aspettare, no, spezza la catena, esce da quello che è il suo posto e ti morde, di divora, ti mastica e poi o ti sputa oppure ti digerisce. Infatti internet è stata la pubblica piazza in cui sono stati messi alla gogna i quattro musicisti, insultati, derisi, minacciati di morte (e conoscendo questo pubblico non stento a crederci) e forzati a fare qualcosa che forse avrebbero voluto fare con più calma o addirittura per niente.

Esce Fear Inoculum, la situazione degrada con la velocità di un meteorite che ha già preso fuoco a contatto con l’attrito generato dall’atmosfera. Il disco attira su di sé una valanga di fango (per non dire merda) perché non è come i fan se lo aspettavano… SONO I FOTTUTI TOOL! COSA CAZZO VOLEVATE? UN DISCO DIVERSO DA QUELLO CHE FANNO DI SOLITO (tra un attimo arrivo anche al disco eh)? Questa è una cosa mi fa veramente saltare i nervi, l’abominio di cui ho parlato poco fa deve imparare a godersi quello che ha, perché io ho notato una cosa atroce: in campo musicale si sta dando credito al primo idiota che viene pompato a dismisura solo perché fa figo al momento e magari di musica non se ne può nemmeno parlare e quando qualcuno di valore pubblica qualcosa gli si tira di tutto addosso solo perché non soddisfa le aspettative, esattamente come nel cinema, che quando esce un film originale il 90% del pubblico è “che schifo”, esce un remake e “che palle non fanno più nulla di originale”. ACCONTENTATEVI CAZZO!

Ora, Fear Inoculum è uscito accompagnato da dichiarazioni quali “ci siamo tolti un peso, avevamo troppa pressione addosso” e questo non lo puoi dire caro Maynard, non posso darti ragione, perché te la sei tirata addosso quella pressione dato che hai messo nighiate di pulci nell’orecchio alle persone quindi un po’ di quella merda che ti stanno tirando addosso te la meriti, non tutta eh, ma almeno un po’.

(ora mi calmo)… Comunque, Fear Inoculum, dopo tutto questo, penso sia un disco né più né meno all’altezza dei precedenti. Io capisco che le persone vogliano esprimere tutta la frustrazione dei tredici anni trascorsi e, posso anche capire che ci si possa anche sentire un po’ presi per il culo, ma Fear Inoculum è un gran disco. I TOOL sono una band non più di vent’enni e nonostante ciò hanno evoluto moltissimo il loro sound, basta ascoltare Culling Voices che si porta dietro una carica riflessiva e meditazionale che la stessa Riflection (Lateralus) se la sogna, Pneuma è un brano tesissimo che ascoltato con dovizia fa venire i brividi, ti pone sul ciglio di un baratro e poi ti spinge di sotto martellandoti con una prova di abilità di Carey che è disarmante. La opener Fear Inoculum è un canto divino, è un suono alieno che apre la mente a tutto ciò che sta per arrivare. Ah già, 7empest è la cosa più ossessiva, alienante e ipnotica che i quattro abbiano mai concepito, con sonorità che ascendono qualunque strato esistente sia fisico che astrale. E i brevi intermezzi? Li vogliamo sottovalutare? NO cazzo, Litanie contre la Peur, Legion Inoculant, Chocolate Chip Trip e Mockingbeat sono lì esattamente dove devo essere, poste strategicamente come le pedine degli scacchi e sono proprio loro a distrarti e toglirti l’attenzione da seguente attacco mentale.

In poche parole. Il pubblico ha definito questo disco non all’altezza dei precedenti o delle aspettative, io voglio indicarvi una chiave di lettura alternativa, VOI non siete ancora all’altezza di Fear Inoculum, perché quando si parla di un disco dei TOOL il “va capito e poi lo apprezzi” non è solo una frase fatta senza più valore, è esattamente la realtà. Onestamente non ho ben capito che cosa vi aspettavate, volevate un disco diverso? In quel caso vi sareste lamentati del fatto che i TOOL non sono più i TOOL, invece avete questo, ma siete ormai diventati tutti quelli che io chiamo Spotifyisti, gente che ha tutto subito, in un giorno potete ascoltare tonnellate di musica e un disco vi sa poco, troppo poco, perché vi siete dimenticati di cosa voglia dire ascoltare un disco, ma ascoltarlo davvero. Non lo sapete più fare. Dategli tempo, concedetegli del tempo, smettete di ascoltare qualunque altra cosa e concentratevi su questo, cancellate ogni ricordo dei dischi precedenti e smettete di fare paragoni dato che voi pensate che questo sia peggio, ma la realtà è che ancora da questo disco non è ancora uscita un hit come fu Schism per Lateralus, come fu Stinkfist per AEnima, Sober per Undertow, Hush per Opiate e The Pot per 10.000 Days. Liberate la mente e approndite l’ascolto che merita, rendetevi conto del disegno enorme che questa grande band ha illustrato.

Ho finito, questo è stato più uno sfogo che una recensione, me ne rendo conto, poi i gusti son gusti eh, ma le fette di salame negli occhi non le tollero proprio. Ah e aggiungerei una cosa, che i TOOL non hanno costretto nessuno su questa bicicletta, l’avete voluta voi, l’avete pretesa a gran voce… e adesso pedalate cazzo… e muti pure!

(Sì anche io uso Spotify, ma con criterio)

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