Voice of the Inner Demon

Foto-VOID

I Voice Of The Inner Demon sono una nascente band che mi ha incuriosito non poco, in quanto quello che suonano non lo sentivo da un po’ di tempo. Quelle sonorità che gli In Flames avevano adottato all’inizio degli anni 2000, mescolate agli ultimi Tiamat, Depeche Mode, i Sentenced degli ultimi tempi e gli Amorphis quando non sono aggressivi, un mix di tutto questo che ridurrei a un semplicistico Goth Metal, ma no, preferisco non rischiare dando un’etichetta sbagliata.

Ho scambiato (mentre guidavo) due chiacchiere con il bassista ciarliero Björn Hodestål riguardo dettagli sulla band.

Come è nata la band? Di chi è stata l’idea?
B.H.: La band é nata dall’esigenza di Giorgio Orani (chitarra) di mettere a frutto il materiale che aveva scritto e non si era utilizzato nella band precedente di cui faceva parte: i Desdemona. Si parla del 2012. In combutta con Matteo Frigo (batteria) , al tempo nei Desdemona, hanno deciso di avviare questo progetto. Al tempo non era ancora definito il nome o la finalità. Fatalità: io avevo inserito degli annunci su mercatino musicale, perché dopo un anno di fermo dopo l’abbandono dei Lachaise, volevo riprovare a far parte di un progetto con più elementi. Giorgio mi ha contattato ed é stato quasi amore a prima vista. Abbiamo lavorato molto sui pezzi per anni, noi tre… poi ci é venuta la pazza idea di concretizzarli in più album, visto che non ci sembravano così male. Ho fatto ascoltare ad alcuni amici nel settore i brani con buoni commenti. Però i più han sottolineato la necessità di un cantante più ‘di ruolo’ (al tempo Giorgio si occupava anche del cantato), quindi ho chiesto a Nicola Tobio (che conosco da anni e mi sarebbe piaciuto averlo come voce) se fosse interessato… ha detto sì e sei mesi dopo eravamo in studio.
Parlami dello stile adottato?
B.H.: Innanzitutto non abbiamo voluto snaturare le composizioni di Giorgio, che già avevano un sentore alla In Flames, ma sicuramente é stato mutato lo stile compositivo… un po’ attingendo anche dal sinth-pop dei Depeche Mode e dall’industrial. Quindi dando anche una forma ed una regolarità ai brani. Volutamente é stata usata una forma di composizione “povera” basata sull’uso della scala minore naturale. Abbiamo ribaltato un po’ quel che si fa solitamente. Al posto di comporre in maggiore ed usare la relativa minore per creare tensione si é usata come base la relativa minore per giocare sulla scala maggiore. Se non avessimo usato la minore naturale il senso di fluidità in questo gioco si sarebbe perduto.
È un metodo inusuale, come vi è venuta l’idea?
B.H.: Lavorando sulle variazioni armoniche dell’accompagnamento alla voce (pensata per l’appunto in minore) ci siam ritrovati al punto che questa fosse la miglior soluzione per garantire la fluidità dei brani. Una volta trovata la simpatica formula é divenuto spontaneo applicarla, non a tutti i brani, ma alla maggior parte. Forse ho insistito troppo nel lavorare su questo aspetto che ci si é ribaltato il cervello… chissà.
Beh certo, è comunque molto interessante. Ma fammi spostare per un momento l’attenzione su qualcos’altro. Questo nuovo gruppo, è diventato tuo principale? O gli Arcana Opera sono ancora al primo posto in fatto di priorità?
B.H.: In realtà i Voice sono, per ora, un progetto studio, quindi non ci sono interferenze con gli Arcana Opera.
Senti, Voice of the Inner Demon, un nome molto interessante, frutto di?
B.H.: É Giorgio che ce l’ha con i demoni.
Ah quindi ce l’aveva pronto?
B.H.: No, si é spremuto il cervello per trovare un bel nome con un acronimo.
Per il momento non siete in procinto di fare date…
B.H.: A meno che non arrivino grosse opportunità. Non sono in programma, comunque.

Detto ciò vado a parlarvi del singolo uscito.

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“Collisions” si apre con una melodia dolce… leggera come la seta, ma che esplode molto genuinamente in un riff pesante e pieno, qualcosa di molto semplice, ma assolutamente efficace. La voce ricorda molto Tomi Joutsen per l’intensità e la profondità, una voce grave, di grande impatto e grandezza. “Collisions” è un pezzo che con poche semplici soluzioni sa evocare sensazioni ed emozioni che contrastano deliziosamente nell’ascoltatore. Se cercate assoli di chitarra, qui non ne troverete, perchè fondamentalmente non servono, dato che durante i quattro minuti di canzoni si percepisce costantemente un senso di oppressione e lotta per la libertà (o almeno questo è ciò che evocano in me le sonorità qui presenti) e tutto questo non necessita delle colorazioni ulteriori che potrebbe dare un solo di chitarra.

Ovvio che è di un singolo che sto parlando quindi sono stra curuoso di quando uscirà un album intero. Sarà intetessante e sarò pronto a scriverne a proposito.

Detto questo vi lascio e alla prossima.

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