Vattnet – “Vattnet”

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Continua la mia esasperata ricerca di musica sempre nuova. Musica che possa darmi soddisfazioni sia a livello di ascolto musicale vero e proprio che a livello emotivo. Solo di recente ho scoperto per puro caso questi Vattnet. Questo è un disco che gira ormai da un paio di anni e devo dire che avrei voluto scoprirlo prima, ma non importa, quello che conta è che li abbia trovati. Autori di un post-metal dalle atmosfere a tratti eteree, a tratti celestiali. Si discostano tantissimo dai lavori prodotti prima del 2017. Già, questi ragazzi, erano noti come Vattnet Viskar e suonavano un Black Metal atmosferico degno dei primi An Autumn For Crippled Children. Diedero alle stampe due dischi: “Sky Swallower” e “Settler”, a mio parere entrambi meravigliosi. Di una malinconia quasi meditativa. “As I Stared Into The Sky” e “Breath of the Almighty” sono solo due dei pezzi che la band poteva vantare nel repertorio. “POTEVA”… perché i Vattnet Viskar pensarono (non so esattamente con quale criterio) di cambiar nome nel 2016 e tornare come Vattnet (che in svedese significa L’Acqua, semplicemente) cambiando radicalmente il loro modo di fare musica. Infatti quello che troviamo nell’unico disco prodotto come Vattnet è un sound molto più legato alle sonorità del core moderno. Voci pulitissime, un sound decisamente più curato e dosato, ma senza sacrificare il tiro. Perché sì, la band si è ammorbidita, ma non per questo i pezzi non tirano. I pezzi tirano e parecchio, solo che hanno un piglio più giovane e adatto ad un pubblico decisamente più ampio. Per farla breve, se si è fan degli Astronoid (scriverò qualcosa anche su di loro dato che hanno rilasciato un disco da pochissimo) non c’è dubbio che i Vattnet possano far parte degli ascolti quotidiani.

Andiamo al disco ora. “Vattnet” è un lavoro da ascoltare tutto in una volta, in quanto ogni canzone è disposta esattamente in modo che l’ascolto abbia una sua forma e un suo flusso ben preciso, lo so, non è un concetto molto chiaro, ma confido che chi legge sa di cosa parlo. Tutto quanto qui è perfettamente al suo posto, come per esempio “Spun” il brano che apre l’album, un pezzo che evolve poco a poco e ci trascina con un drumming ossessivo nel vortice di disperazione che riesce a esprimere la voce. “Dark Black” invece è quel pezzo che puoi trovare in ogni disco esistente… la hit diciamo, con un ritornello che si imprime molto facilmente nella mente dell’ascoltatore e delle melodie che chitarre e voce collaborano a creare durante le strofe. “Sugar” è invece un pezzo molto più movimentato per via di un’aria punk che si respira a tratti, ma che si contrappone a un riffing di un elegante aggressività che tocca nel profondo, questo è uno di quei pezzi in cui i piccoli dettagli rendono il pezzo ancora più bello, come per esempio i cori durante il ritornello, resi come se fossero delle voci provenienti da un luogo lontano, ma che ci raggiungono lo stesso. Non ho detto che questo album è uno scrigno di cose inaspettate, ma molto gradite, infatti “Better Ghost” porta con se un retrogusto Deftones. E siccome questi ragazzi non ci fanno mancare nulla abbiamo anche un minuto di relax  con “Sister”, ma si riprende con “Chains” che trascina in territori ancora diversi grazie a un ritmo cadenzato e ben scandito, perfetto. “Time Will Prove Everything è secondo me il brano più studiato del disco, il brano più adatto a un vero ascoltatore di musica, perché presenta tempi più ricercati e un carattere decisamente ipnotico. L’ascolto si conclude con “Funeral” che sta bene lì dov’è anche se mi duole ammetterlo, credo si la canzone più anonima dell’intero lavoro, la meno ispirata. Sia chiaro, è perfetta in chiusura e si conclude nel giusto modo se si pensa all’intero disco come una lunga corsa, questo pezzo finisce esattamente come quando si è stremati.

Piccola nota personale: Questo disco non è certo nulla di nuovo e freschissimo, ma è senza dubbio qualcosa di davvero ben suonato e si sente sopratutto la passione dei musicisti che l’hanno realizzato, si sente l’energia che volevano trasmettere. Ogni cosa che ho scritto non basta a definire quello che davvero è questo disco, davvero, non basta. Va ascoltato più e più volte per cogliere tutto quanto. Chiunque lo potrebbe apprezzare senza problemi…

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