Fango – “Fango

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Oggi ho beccato sul meraviglioso nostro amato Bandcamp (sito che tutti noi amanti della musica underground teniamo in considerazione quando vogliamo sentire qualcosa che non abbiamo ancora avuto il piacere di sentire) una band, sempre delle mie parti. I Fango, con residenza a Gradara, uno dei borghi più belli della regione marchigiana, autori di un blues serrato che da pochissima tregua all’ascoltatore. Sembrano una versione incazzosa di Johnny Cash. Lo so che non è metal, ma mentre ascolto mi parte un headbanging selvatico che George Fisher levati.

Devo dire subito una cosa: il disco inizia nel migliore dei modi, forse sono io ad avere certe fisse che per molti risultano inutili, ma per me un disco deve partire nel modo giusto, per esempio “Arise” e “Schizzofrenia” dei Sepultura hanno un’apertura che non saprei definire in un altro modo che non sia “PERFETTA”. Un altro era “Cause of Death” degli Obituary. Di rado mi è capitato di ascoltare una partenza degna di tutto l’ascolto complessivo. “Fango” dei Fango inizia con un riff desertico e gasatissimo che fa da struttura portante per la opener “Dead Meat”, un pezzo che ricorda tanto l’america della vecchietta sulla sedia a dondolo con il fucile sulle ginocchia e una sputacchiera accanto. “Who did This?” il secondo brano è un esempio lampante della creatività della band, che si trascina con una cadenza lenta e ipnotica. E uno Steve Wonder alienato non ce lo vogliamo mettere? Certo che sì! “Loaded Weapon” è questo, un funky strano e deviato. Abbiamo poi con “Alpha Dog” un country che se dovessimo definirlo con delle immagini, probabilmente sarebbe un autobus pilotato da uno zombie sbronzo giù per una discesa intento a investire chiunque e qualunque cosa. “Birdland” e “Pale Moonlight” sono altri due proiettili di cui non avremmo mai potuto fare a meno, ma (almeno per me) la vera sorpresa è il pezzo in chiusura “Let This Poor Boy Ride”. Ormai tutto mi aspettavo ma di certo non un pezzo di sano country acustico, dall’aria americana e più americana non è possibile, ascoltando questo pezzo dà l’impressione di trovarsi in mezzo alle paludi della Louisiana con alligatori, zanzare e tutte cose (scusate l’espressione alla pugliese).

Per chiudere, un disco da ascoltare più e più volte per godere il più possibile del poco tempo che ci dedica dato che dura più o meno quindici minuti, ma io sono un appassionato di grindcore quindi questo non è sicuramente un problema per me. Dico solo che ne avrei voluto di più di questa roba. Disco consigliatissimo a chi vuole svagarsi un momento e allontanarsi per qualche minuto dagli ascolti soliti, perché questo album fa passare dei momenti davvero piacevoli e divertenti.

Adesso me lo ascolto di nuovo.

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