The Dick Dastardly’s – Burakku Demon King

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Da insaziabile ricercatore di nuova musica che riesca colpirmi in un modo o nell’altro (sempre in senso positivo naturalmente), quando mi sono stati nominati questi ragazzi (che tra l’altro sono di un paesino vicino al mio) n on ho potuto fare a meno di andare ad ascoltarmeli. “NUOVA MUSICA” come ho detto poco fa, in realtà sarebbe un termine non corretto perché già dai primi secondi dell’ascolto di questo “Burakku Demon King” si ritorna diversi anni nel passato, stiamo parlando di un garage punk alla vecchia maniera che fa ripensare alle sonorità dei The Gories, Devil Dogs, Hellacopters, New Bomb Turks e Teengenerate, il tutto senza mai dimenticare i buon vecchi Motorhead e Zeke. Certo le influenze sono queste, ma non significa che questi ragazzi non sappiano essere freschi. Insomma, si tratta di musica nata negli anni ’70, ma ha comunque un sapore di nuovo. Bisogna dire comunque che se si è dei tipi in cerca di cose particolari, qui non si trova nulla. Per farla breve, se gli ascolti quotidiani vanno prevalentemente sul progressive, allora questo disco non va bene. Qui ci vuole gente che ha voglia di spaccarsi a metà sbavando come cani rabbiosi. Cosa che a me piace.

Ma andiamo al disco in sé. “Burakku …” è un treno spinto al massimo e senza controllo, non ci sono carinerie né perfezionismi di alcun genere. Solo del sano garage punk dritto sui denti, fatto per scatenarsi in un pogo malsano e violento. La produzione è grezza, ruvida e grossolana, ma questo non nuoce alla proposta, anzi, se possibile ne alimenta la bellezza (io sono un grande sostenitore della produzione grezza), dà un senso di spontaneità che al giorno d’oggi è raro. Il disco è composto da dieci pezzi incredibilmente immediati e (quando più quando meno) velocissimi che superano in poche occasioni i due minuti di tempo. Ci sono pezzi come “Overthinking” e “Metal Fundamentalist” che  ascolterei in loop all’infinito, c’è spazio anche per una cover di “Fucked Up Ronnie” dei DOA, che se devo essere sincero, preferisco di gran lunga questa all’originale. Non voglio dilungarmi troppo altrimenti diventa una cosa ripetitiva quindi dico che tutto il disco è un lavoro che si fa ascoltare senza richiedere alcuna attenzione, puoi ascoltare mentre dai testate al muro e ti prendi a bastonate sulle tibie, perché questo è quello che ti viene da fare quando sei preso bene da questo disco, è talmente tanta l’adrenalina che ti sale che vuoi farti del male. Poi, dopo che sei tornato dal pronto soccorso magari dai anche un’occhiata alla cover dell’album, che è un lavoro meraviglioso, misterioso, pieno di piccoli dettagli, totalmente in contrasto con la proposta musicale e questo non fa che rendere il tutto ancora migliore. Detto ciò credo di aver reso l’idea, quella di ascoltare questo lavoro almeno ventisette volte al giorno.

Ora vorrei fare una considerazione. In un’era musicale come quella che stiamo vivendo attualmente noi veri appassionati di musica, ci vogliono band come questa. All’inizio degli 2000 si diceva che la musica aveva detto tutto e non sarebbe stato possibile creare nuovi generi. Questo risultò una decina d’anni dopo essere sbagliato, la musica in effetti si è evoluta, molto più lentamente certo, ma l’ha fatto comunque. Io ascolto tanto metal e in questo ambiente abbiamo visto nascere il djent che per carità, i Mesheggah lo facevano già negli anni ’90, ma gente come i Periphery, Chimp Spanner e Stealing Axion hanno saputo rinnovarlo però è andata a finire come per molti altri generi, è diventato una barzelletta. Perciò ci vuole qualcuno che fa rivivere questi genere spesso dimenticati che se fatti con il gusto e con la voglia, magari non ci si discosta tanto da quello che è già stata fatto in passato, ma di sicuro si riesce a creare qualcosa adatto a resettare un po’ i nostri apparati uditivi e farci divertire.

Spero di esser stato chiaro e di aver reso l’idea che volevo trasmettere.

 

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