Sarah Longfield – Disparity

Avete già sentito il nuovo album di Sarah Longfield? Io lo sto ascoltando proprio ora mentre scrivo, volevo che tra la mia mente e la mia penna non passasse nemmeno un minuto. So che pochi la conoscono o comunque molti meno di coloro che conoscono i vari Jared Dines o Steve T. Devo dirlo, quando ho iniziato a scoprire questi youtuber musicisti, la prima cosa che ho pensato è stata “mah, non lo so, non sembra essere la loro vocazione far musica”, ma mi sono dovuto ricredere molto presto, perché ognuno di loro ha un suo modo di far musica. Per esempio, Dines possiamo dire che sia il più tamarro fra tutti. Sembra (anche nei suoi video) che quando suona cerchi di fare il possibile per apparire figo, che per carità, è bravissimo, magari poter suonare come lui, però tendo a preferire Steve T in quanto mi da l’idea di essere molto più genuino, sembra stupirsi delle cose che riesce a fare con la chitarra. C’è Rob Scallon che tende ad essere molto più sperimentale, anche se il suo album “The Scene Is Dead” non mi ha stupito moltissimo. Sono tantissimi in realtà, molti più di quanto si possa pensare, non tutti chitarristi, anche se vanno per la maggiore. Ad modo, fra tutti questi musicisti, che (ora me ne rendo conto) sono tutti fenomenali, c’è questa ragazzina dall’aria enigmatica, ma quando sorride è una gioia per l’anima e la sua musica è qualcosa che ho sentito davvero poche volte. Io iniziai ad ascoltarla con l’album “Par Avion” che al primo ascolto mi sembrò una delle cose più colorate che abbia mai sentito, pieno di energia, dinamicità, dolcezza, aggressività, serenità… tutto questo in un solo disco, il tutto però penalizzato da una batteria troppo caotica nei suoni, poi ascoltai “KIkiria” e non mi capacitavo del perché stessi ascoltando un disco di musica elettronica, poi iniziai a capire un pochino il suo modo di creare, lei fa esattamente quello che si sente di fare. Sa di avere un grande talento e cerca di metterlo al servizio di qualunque cosa le possa venire in mente e questa è una cosa che adoro, non tutti i musicisti lo fanno, anzi sono molto rari, il non voler fare sempre la stessa cosa e dare spazio alla fantasia, creando cose sempre diverse, l’attenersi a un genere invece è una cosa che penso sia molto limitante a livello di composizione. É questo spaziare tra uno stile e altri cento che ha portato band come i Queen o i Pink Floyd a diventar leggendarie.

E ora è arrivato questo “Disparity”, un disco pulito e fresco. Le composizioni sono veramente qualcosa di unico, ovviamente non ci si può aspettare nulla di meno da una musicista come lei. Durante l’ascolto possiamo percepire costantemente i suoni della natura, il vento, il canto degli uccelli. In qualche pezzo possiamo anche godere della voce di Sarah, che a tratti sembra di ascoltare un angelo, la sua voce eterea scivola sulla musica come un velo di seta, senza creare nessun attrito e contribuisce a rendere l’ascolto del disco ancora più sognante. Le linee di batteria questa volta sono perfette, non sono invadenti e si incastrano bene con tutti i suoni presenti. Naturalmente non manca il suo virtuosismo chitarristico incredibilmente ispirato e alieno che la caratterizza molto bene. A volte un sassofono si presenta con grande eleganza. In tutta sincerità non saprei nemmeno descrivere pezzo per pezzo questa perla, è tutto un continuo bagliore di una luce meravigliosa che stimola la creatività a ammalia, come perdersi in un mare di stelle. Forse solo la conclusiva “The Fall” risulta estranea al resto dell’album, è la più oscura fra le nove canzoni che compongono questo lavoro, sembra quasi una jam session tra la Bjork di “Medulla” e i Nine Inch Nails, con l’aggiunta di una chitarra a otto corde che nelle mani di Sarah crea una magia bellissima.

Io vi consiglio di ascoltarlo e di immergervi e crogiolarvi in tutta questa bellezza. Merita tutti gli applausi della vita

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