GOTR fest XII 11/11/’18 @ Wave Alternative Club

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Vorrei descrivervi un meraviglioso concerto a cui sono stato, un’esibizione intensa. La scaletta prevedeva diverse realtà nostrane, ossia i Montezuma, Solaris, Last Minute to Jaffna e Nero di Marte più una band svizzera chiamata Coilguns. Ma andiamo con ordine. I Montezuma li ho ascoltati mentre consumavo un cascione con l’erba cotta e una birra e devo dire che hanno fatto da perfetta colonna sonora per la cena con le loro atmosfere positive che riportano alla mente l’alba e il tramonto nello stesso tempo in un tripudio di colori caldi ed eterei, solo pezzi strumentali, le parole non servono quando hai della bellissima musica a parlare per te. La serata continua con i Solaris, band che per me poteva concludere lì il concerto, sono stati magnifici, nel sentirli era come vedere un film, tipo Hereditary o Hostiles, da passaggi malinconici e riflessivi a vere e proprie sfuriate di una tristezza molto sentita. Ho avuto modo di farci due chiacchiere e devo dirlo, dei ragazzi di una squisitezza del genere ne ho incontrati pochi, sembravano increduli di fronte ai miei complimenti, hanno anche cercato di dirmi che la performance non era andata come avrebbero voluto, ma personalmente, come ho detto a ogni singolo membro della band, avrei ascoltato loro per tutta la sera.

Pausa sigaretta durante il cambio di gruppo e i Last Minute To Jaffna sono già sul palco

e la maglietta dei Sunn O))) indossata dal bassista era una dichiarazione d’intenti, li avevo ascoltati su internet in precedenza e ammetto di non averli apprezzati lì per lì, ma dal vivo… dal vivo li ho amati. Un sound oscuro e ipnotico, il termine più appropriato che mi viene in mente è “zombesco”. La band deve aver preso alla lettera la lezione dei Sunn O))) e dei Neurosis, tra l’altro il chitarrista di destra, era il sosia di Steve Von Till o il fratello perduto, non so, in ogni caso un live davvero bello, con brani molto lunghi e lenti (come piace a me).

A seguire sono saliti i Coilguns dalla Svizzera.

Questi quattro ragazzi hanno preso molto alla sprovvista il pubblico con il loro fare… poco convenzionale. Musicalmente dei fenomeni come tutti i gruppi che avevano suonato prima di loro e mi ha sorpreso il fatto che anche in assenza di un bassista riuscissero a creare un muro sonoro devastante, sembrava di sentire una versione se possibile ancora più schizzata dei Converge o dei Today Is The Day. Chitarre impazzite, la voce del frontman paragonabile a una smerigliatrice arrugginita, e la batteria… il batterista i questa band era mostruosamente bravo, era veloce ma allo stesso tempo pestava come un fabbro. L’unica nota negativa (ma questa è una cosa legata al mio modo di vedere un concerto), è stata la performance. Mi spiego: a me piacciono i musicisti concentrati sullo strumento, mentre il tastierista e il cantante dei Coilguns parevano fatti di droghe ancora sconosciute all’uomo, ma era chiarissimo che fosse per fare spettacolo, e sicuramente sono riusciti a farsi ricordare da noi del pubblico e a molti sicuramente questo tipo di spettacolo piace… a me no. Ma in ogni caso hanno suonato da dio.

E arriviamo alla fine con la band che fondamentalmente mi ha fatto andare a vedere questo concerto. I Nero Di Marte.

Li avevo scoperti qualche mese fa, e approfondendo l’ascolto mi son convinto che valeva la pena vederli dal vivo prima o poi. Non saprei nemmeno da dove partire per descriverli. Io sono uno che questo genere lo ascolta spesso, gli Ulcerate, i Gorguts, Deathspell Omega, ecc… tutte band che danno la loro versione di quale potrebbe essere il suono dell’apocalisse. Anche i Nero Di Marte offrono un’interpretazione tutta loro, e se i sopracitati fanno pensare ad un’apocalisse di fuoco, di malattia o di tenebra, questi ti fanno pensare all’acqua, un diluvio, tempeste, tsunami, inondazioni… in qualunque forma arrivi questa massa d’acqua ci travolge, ci fa avere sensazioni che non saprei descrivere, qualcosa di immenso e mutevole. Un Kraken che ci vuole sterminare senza rancore, questa è la musica dei Nero Di Marte per me. La sperimentazione per loro è molto importante e sanno bene come comporre bella musica, i testi sono quanto di più poetico possa esistere e tutto questo è magnificamente amalgamato in un bellissimo marasma che inghiotte e distrugge, ma con grande classe.

Qui si conclude il mio resoconto del GOTR fest XII, mi scuso per la qualità delle fotografie, ma non sono un fotografo, mi limito a godere della vecchia sana musica che ha tutto da offrirci, basta saperne godere.

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